Non è un mistero – anche se un po’, forse, preferirei lo fosse – che il viaggio che ha portato, poi, alla creazione di questo blog e delle pagine social ad esso collegate sia iniziato un po’ per caso, o comunque come qualcosa di decisamente poco organizzato e molto, molto caotico.
Per i primi anni, direi i primi tre, prima di approdare in Norvegia e poi in Islanda, non ho fatto altro che girare per il nord, scattare qualche fotografia e, soprattutto, raccogliere – e, di tanto in tanto, raccontare – storie.
Quando poi la situazione lo richiedeva, facevo ritorno in città, a Milano, lavoravo per qualche mese dietro a una scrivania se andava bene, nell’attesa di poter poi tornare a fare quello di cui a poco a poco mi stavo innamorando e che percepivo, sempre di più, come la mia vocazione o, comunque, l’unica cosa che avrei voluto, davvero, fare nella vita.
C’è un problema però: chi raccoglie e racconta storie ha in realtà una grandissima responsabilità, specie se, con quelle storie, ha come obiettivo quello di far conoscere lati più o meno nascosti di Paesi lontani o, comunque, poco conosciuti.
Per raccontare storie, in altre parole, occorre studiare, occorre conoscere bene la Storia, quella con la S maiuscola, di questi posti, ma, soprattutto, occorre essere in grado di librarsi di ogni preconcetto, saper ascoltare e raccontare anche quello che, magari, non è proprio quello che avremmo voluto sentirci dire.
Forse è per questo che negli anni ho scritto tanti, tantissimi racconti, senza mai condividerli però, perché non ne sapevo – ancora – abbastanza.
Oggi, dopo anni passati a raccogliere, a raccontare – ma soprattutto a studiare – queste storie, mi sento un po’ più pronto a condividerne qualcuna con voi, iniziando da una di quelle che a cui sono più affezionato.
La mia prima storia, il racconto di Gestr
La prima, la primissima di queste storie che ho raccolto è una di quelle che in gergo vengono chiamate þættir (sing. þáttur): questi sono racconti brevi inseriti all’interno di narrazioni più lunghe, come ad esempio alcune saghe. Le funzioni di questi racconti brevi sono molteplici, questi possono talvolta approfondire alcuni episodi particolari, gettare luce sulla storia di alcuni personaggi secondari o, addirittura, possono costituire delle piccole narrazioni indipendenti dalla principale.
La storia in questione si chiama Norna-Gests-þáttur e compare in alcune versioni della Óláfs saga Tryggvasonar en mesta (La grande saga di Ólafur Tryggvason), una saga a sua volta costruita sulla base di altre saghe e che comprende al suo interno un certo numero di þættir e di altre narrazioni secondarie.
Il racconto inizia con un misterioso figuro, un tale Gestr (lett. “ospite”) che si presenta alla corte di re Ólafur Tryggvasson dal quale riceve ospitalità: Gestr è un uomo alto, forte, un po’ in là con gli anni, pare. La sua presenza a corte è accompagnata da una serie di eventi inspiegabili: già la prima sera il re ed altri dei suoi ospiti giurano di aver visto uno spirito, un elfo, aggirarsi tra i letti degli ospiti per poi fermarsi proprio di fronte a quello di Gestr.
A seguito di questi avvenimenti misteriosi, il re fa convocare Gestr: i due parlano a lungo, Gestr racconta di essere figlio di un nobile danese, un tale Þórður, e di non essere ancora stato battezzato, e di non avere alcuna abilità particolare se non quella di saper suonare l’arpa e di raccontare storie in grado di divertire e intrattenere qualunque spettatore.
A seguito di questo primo colloquio a Gestr viene concesso di rimanere a corte, dove, in breve tempo, diventa uno degli uomini più rispettati, sebbene la sua storia rimanga ancora parzialmente avvolta nel mistero.
Nei giorni che seguono l’arrivo di Gestr, fanno ritorno a corte anche altre personaggi, tra questi c’è un tale, Úlfr il rosso, tenuto in grande considerazione dal re: questi, di ritorno da una spedizione, porta con se una serie di tesori e, tra questi, un anello d’oro, Hnituðr.
Si tratta di un anello preziosissimo, di materiale finissimo e superbamente lavorato, i commensali del re lo esaminano, se lo passano di mano in mano e tutti concordano sul fatto che quello sia l’anello più bello e prezioso che si sia mai visto. Tutti tranne Gestr, unico a non mostrare interesse per quel raro gioiello.
Incuriositi, e forse offesi, da quell’insolita reazione, i servitori riferiscono tutto al re, il quale però prende le difese di Gestr, come possiamo leggere:
Konungr sagði þá: “Gestr inn komni mun fleira vita en þér munuð ætla, ok skal hann koma til mín í morgin ok segja mér nokkura sögu.”
Il re allora disse: “Gestr sa ben più cose di quanto voi possiate immaginare e domani verrà da me per raccontarmi qualche storia”
Incuriositi da questa riposta, i commensali corrono a parlare con Gestr, il quale afferma di non avere alcun interesse per quell’oro e di averne visto di migliore, causando l’ilarità dei presenti. Questi allora propongono a Gestr una scommessa, quattro marche d’argento, il suo coltello e la sua cintura qualora Gestr non sia in grado di mostrare loro un gioiello di pari fattura.
Gestr accetta la scommessa, poi, finito di mangiare, si mette al centro della sala a suonare l’arpa: suona per ore, i presenti lo ascoltano rapiti, il repertorio è vastissimo e include anche canzoni e melodie antichissime, che nessuno dei presenti aveva mai udito prima.
La mattina seguente i servitori si recano dal re e raccontano della scommessa della sera prima, delle parole di Gestr e di come questi abbia suonato poi l’arpa fino a tarda notte. Il re suggerisce che la scommessa venga annullata, ma è lo stesso Gestr a insistere, portando all’attenzione del re un piccolo frammento, quel che resta di un anello da sella, realizzato in oro di eccellente qualità e riccamente lavorato, così che tutti i presenti sono costretti ad ammettere la sconfitta.
Interrogato sull’origine di quell’oro, Gestr risponde:
“Trauðr em ek þess, því at þat mun flestum þykkja ótrúligt, er ek segi þar til.”
“Sono riluttante a parlarne, poiché ciò che dirò sembrerà incredibile alla maggior parte delle persone.”
Incalzato dal re e dai commensali, comunque, Gestr inizia il suo racconto.
Quella di Gestr è una storia lunga, lunghissima, racconta di avvenimenti lontani, nello spazio e nel tempo, storie che, fino a quel momento, erano considerate poco più che leggende.
Gestr racconta di aver passato del tempo alla corte di re Hjálprekur, dove avrebbe poi incontrato il leggendario Sigurður Sigmundarson, protagonista della Völsunga Saga. Gestr ne descrive il carattere, la storia, parla degli anni che Sigurður aveva passato sotto la tutela del nano Reginn, dell’uccisione del drago Fáfnir e di come, così facendo, Sigurður fosse entrato in possesso del tesoro di quest’ultimo.
Il racconto è lungo, i presenti ascoltano rapiti mentre Gestr racconta di come lui stesso abbia combattuto al fianco di Sigurður e dei suoi fratelli, dell’incontro tra Sigurður e la valchiria Brynhildur, del loro amore e delle tragedie che ne sarebbero poi derivate.
Il racconto prosegue, lungo, lunghissimo, Gestr nomina innumerevoli corti, sovrani, li ha conosciuti tutti, dice, il re ascolta e, durante le poche pause, incalza Gestr a continuare la sua storia.
Konungr fréttir nú margs Gest. En Gestr segir þat allt greiniliga, ok um síðir talar hann svá: “Nú má ek segja yðr, hví at ek em Norna-Gestr kallaðr.” Konungr sagðist þat heyra vilja.
Il re continuò a interrogare Gestr su vari argomenti. Gestr rispose chiaramente a tutto e, alla fine, disse: “Ora vi posso raccontare perché sono chiamato Norna-Gestr.” Il re dichiarò che desiderava ascoltarlo.
Gestr racconta quindi che, ancora in fasce, aveva ricevuto la visita delle tre norne, le divinità del destino, due delle quali gli avevano predetto una vita lunga e ricca di successi. La terza, però, sentendosi messa in disparte e indispettita dal comportamento di alcuni uomini rissosi e violenti presenti che, pare, la avessero persino fatta cadere a terra, aveva gettato sul bimbo una terribile maledizione: la vita di Gestr non sarebbe stata più lunga di quella di una delle candele che bruciavano a pochi passi dalla sua culla.
Fortunatamente, le due norne presenti erano riuscite a intervenire, avevano spento la candela e la avevano consegnata alla madre del piccolo, raccomandandole di non accenderla e di non lasciare mai che si consumasse. Una volta cresciuto, Gestr ne sarebbe diventato il custode, portandola sempre con sé nei suoi innumerevoli viaggi, raccogliendo e raccontando storie, storie che piacevano a tutti.
Nella sua lunga vita aveva quindi incontrato personaggi leggendari, da Sigurður Fáfnisbani ai suoi figli, fino a Re Ragnar e i suoi discendenti.
È una vita lunga quella di Gestr, trecento inverni, dice. Passa la sua vita in viaggio, da una corte all’altra, di battaglia in battaglia, una vita a combattere, certo, ma anche – e soprattutto – una vita passata ad ascoltare, a raccogliere e raccontare storie.
Gestr finisce la sua storia, non sappiamo poi per quanto tempo ancora si fermi alla corte di re Ólafur, sappiamo solo che si ferma per qualche tempo che è qui che Gestr riceve il battesimo e che la sua storia si conclude: una sera, alla presenza del re, Gestr accende la sua candela, la guarda consumarsi lentamente, racconta ancora qualche storia, è una vita passata a raccontare la sua, dall’inizio alla fine.
Non so perché io sia così affezionato a questa storia, non credo sia solo perché, di fatto, è stata la prima che ho avuto modo di ascoltare, di capire, di raccogliere quando ancora non sapevo dove tutto questo mi avrebbe portato. È probabile che io allora abbia sentito una certa affinità con la figura di Gestr, quella del viandante, del raccoglitore e del raccontatore di storie, e che ne abbia fatto, anche se solo in parte, un modello, un eroe.
Forse, ancora, volevo che la mia vita somigliasse un po’ alla sua, anche senza la candela: volevo essere l’ospite, il viaggiatore, ascoltare e raccontare storie a tavola, davanti al fuoco, per strada, su un blog, ovunque.
Un po’ ci sono riuscito: dopo quel primo viaggio e quella storia ne sarebbero arrivate altre, negli anni sarei stato ospite (gestur) in quasi un centinaio di case, a volte per un giorno, a volte per settimane, mesi, un anno, a volte persino di più.
Negli anni ho poi riletto il Norna-Gets-þáttur decine di volte, davvero, non è nemmeno così lungo (trovate il testo originale qui), me lo sono studiato, bene, perché prima di condividere quel mio primo racconto volevo comunque essere in grado di raccontarvi la versione “ufficiale” di questa storia.
E chissá che un giorno non lo condivida, davvero, con tutti voi.
Scherzavo, lo trovate qui.

Una opinione su "Norna Gests Þáttur – Il racconto di Gestr"