Parole, storie, luoghi: alla scoperta della toponomastica islandese

Atterrare in Islanda è sempre un’esperienza incredibile: con un po’ di fortuna dall’alto si possono ammirare i ghiacciai, i deserti di sabbia scura, il verde dei muschi e le distese di roccia lavica che rendono, da sempre, famosa quest’isola. Il tragitto dall’aeroporto alla capitale, poi, permette di iniziare a conoscere un po’ più da vicino il paesaggio islandese: la strada si snoda tra l’oceano e campi di lava, per svariati chilometri non c’è nulla, solo un paesaggio che a ragione potrebbe essere definito “lunare”.
Oltre alla straordinaria bellezza del paesaggio, comunque, c’è un altro elemento che spesso cattura l’attenzione dei viaggiatori: la toponomastica locale.
Reykjanesbær, Hafnarfjörður, Reykjavík (e, ancora, i nomi delle vie del centro): questi nomi, all’apparenza articolati e complessi si trovano minacciosi sui cartelli stradali, sulle mappe, sui navigatori gps.
E per chi, come me, arriva con l’intenzione di imparare la lingua, il primo impatto può sembrare decisamente scoraggiante.

Non avrei mai immaginato che quei toponimi apparentemente complicati sarebbero diventati per me una chiave per comprendere non solo la lingua islandese, ma anche la cultura, la natura e le storie di questa terra: con il tempo avrei infatti imparato che ognuno di quei nomi custodiva una sua storia, una descrizione del paesaggio o, ancora, il ricordo di un qualche evento storico.
Studiare questi nomi significa immergersi in una sorta di grande mappa narrativa, in cui lingua, natura e cultura si intrecciano: insomma, esplorare l’Islanda significa anche leggere e interpretare questi nomi, scoprendo il significato nascosto dietro ogni collina, baia o valle.

In questo breve articolo voglio portarvi con me in un viaggio alla scoperta della lingua e della toponomastica islandese, per capire, vedere il paesaggio non solo con gli occhi, ma anche attraverso le parole che lo definiscono.

Cosa sono, e come nascono, i toponimi islandesi

In Islanda, ogni nome di luogo (ogni toponimo) è molto più di una semplice etichetta su una mappa: i toponimi islandesi corrispondono più a delle descrizioni, a dei racconti, ciascuno in grado di mettere in luce una diversa sfaccettatura del luogo che descrive.
In altre parole, ogni nome è intrinsecamente legato al territorio che rappresenta, che descrive e che racconta, riassumendone le caratteristiche principali e peculiari, siano queste geografiche, storiche oppure ancora legate al mondo del mito dei racconti popolari, e traducendole in un linguaggio che chiunque, una volta comprese le sue regole, può decifrare.

Le regole della toponomastica islandese

In Islanda, la maggior parte dei toponimi è costituita da parole composte, ovvero formate a loro volta da due o più termini relazionati tra di loro: in una parola composta questi termini possono svolgere due funzioni distinte, quella di determinato oppure quella di determinante/determinanti.
Sebbene possano sembrare dei termini tecnici, il loro funzionamento è in realtà abbastanza intuitivo ed è alla base del modo in cui vengono creati i toponimi islandesi.
Il determinato è, in islandese, la parte finale del toponimo (vale a dire l’ultima delle due o più parole che lo compongono) ed è tra tutte le parti quella più importante perché è quella che ci dice, esattamente, di che cosa stiamo parlando, se si tratta di un lago, di una montagna, di una città, etc.
Per capirlo ci servirà conoscere un po’ di islandese di base o, almeno, prendere familiarità con questi termini:

  • -vík , lett. significa “baia”, ma compare di frequente nei nomi di abitati e villaggi che si trovano in prossimità di una baia, come Reykjavík, Húsavík, etc.
  • -fjörður, lett. fiordo, anche qui, non è raro che un abitato prenda il nome dal fiordo in cui si trova, es. Ísafjörður
  • -foss, lett. cascata, tutte le cascate islandesi o quasi finiscono in -foss, che indica sia la cascata che le rapide
  • -á lett. fiume, la maggior parte dei fiumi islandesi finisce con la lettera -á, es. Hvítá, Myrká, Jökulsá…
  • -fjall, lett. montagna
  • -fell, lett. collina, rilievo
  • -fjara, spiaggia
  • -jökull, lett. ghiacciaio
  • -dalur lett. valle, vale qui la stessa cose detta per -vík e -fjörður, non è raro che abitati e/o villaggi portino il nome della valle in cui si trovano, es. Búðardalur
  • -hraun lett. lava, indica qui i campi di lava
  • -nes lett. penisola, promontorio
  • -berg lett. scogliera, roccia
  • -vatn, lett. lago
  • -laug, pozza (termale)
  • -lón, laguna
  • -sandur lett. sabbia, indica qui le distese di sabbia, indipendentemente dalla loro origine
  • -gil, lett. gola, canyon
  • -gljúfur, canyon
  • -heiði, lett. altopiano e/o brughiera
  • -skógar lett. foresta
  • -bær, -ból, -staðir : tutti questi termini indicano fattorie o insediamenti
  • -höfn, porto
Víkurfjara, la “Spiaggia di Vík”


Tutti i termini che precedono il determinato, invece, sono quelli che chiamiamo determinanti: a questi spetta il compito di arricchire il determinato con dettagli specifici, come il colore, la forma, le caratteristiche fisiche, informazioni di carattere storico, etc: i determinanti ci dicono cosa rende speciale o diverso quel lago, quella montagna o quella città, ed è ciò che rende il toponimo descrittivo e/o evocativo.
Il determinante può raccontarci qualcosa sull’aspetto di quello che stiamo vedendo, come nel caso di Hvítá, lett. “fiume bianco”, o Reykjavík, lett. “baia dei fumi”, oppure dirci qualcosa sulla storia di un certo posto, come nel caso del parco nazionale Þingvellir, lett. “Pianure dell’assemblea”, luogo in cui nel 930 d.C fu istituita la prima assemblea generale d’Islanda.
Altre volte invece possono fare riferimento a chi, per primo, ha colonizzato una zona, chi per primo si è insediato in una data vallata o, ancora, a personaggi mitologici e letterari, come ad esempio la pozza termale che prende il nome di Guðrúnarlaug, “pozza di Guðrún”, eroina della Laxdæla Saga, una delle più belle saghe medievali islandesi.
Ogni nome, alla fine, è un piccolo pezzo di storia che è importante preservare e, soprattutto, capire: questo è particolarmente importante al giorno d’oggi, con l’aumentare del turismo e l’emergere costanti di nuovi toponimi, creati a tavolino (uno fra tutti “Spiaggia dei diamanti”) e che nulla hanno a che vedere con quelli originali che rischiano di andare a sostituire.

A volte, infine, può capitare di imbattersi in toponimi eccezionalmente lunghi, dove i determinanti possono essere uno, due o, persino, tre. Il principio, comunque, rimane invariato: è sempre l’ultimo termine a indicare di che cosa stiamo parlando mentre, come abbiamo detto, a quelli precedenti spetterà il compito di definirlo, di arricchirlo o di metterlo in relazione ad altri toponimi.
Prendiamo per esempio la laguna glaciale Jökulsárlón: in questo caso, il suffisso -lón, di cui abbiamo parlato sopra, ci dice che stiamo parlando di una laguna, tutto quello che viene prima, invece, ci dice qualcosa di più su questa laguna.
Il determinante, in questo caso, è la parola Jökulsá(r) (la -r in questo caso è la desinenza del genitivo, di cui però parleremo un’altra volta). Jökulsá è a sua volta una parola composta, il cui determinato è -á, che ci dice stiamo parlando di un fiume. Jökulsá, in questo caso, è “il fiume del ghiacciaio”, e Jökulsárlón è quindi la “laguna del fiume del ghiacciaio”.
O ancora, la fattoria in cui ho passato il mio primo anno in Islanda, si chiama Ytri-Bægisá, che potremmo tradurre con “all’esterno del torrente Bægisá” (o del fiume). Dall’altra parte del torrente si trovava invece Syðri-Bægisá (lett. “all’interno del torrente Bægisá). Il torrente originava dal ghiacciaio Bægisárjökull (il ghiacciaio del torrente Bægisá), e scorreva nella valle Bægisárdalur, (la valle del torrente…), scavando una profonda gola, Bægisárgil. La piccola cascata, invece, prendeva il nome di Bægisárfoss.
Facile? Forse no, sicuramente non al primo tentativo, ma con un po’ di esercizio e la giusta dose di curiosità, questi “toponimi impossibili” si fanno via via più facili da decifrare, prevedere, indovinare.

Questo nostro piccolo, primo, viaggio nella toponomastica islandese ci rivela come questa sia molto più di un semplice strumento per orientarsi: è una chiave che permette di entrare in sintonia con il paesaggio, la cultura e la storia di questa terra straordinaria.
Ogni nome racconta qualcosa di unico, intrecciando natura, mito e memoria in una narrazione che arricchisce la nostra comprensione del luogo. Certo, non sempre è facile decifrarli al primo sguardo, ma proprio in questa complessità risiede il loro fascino: un invito a guardare oltre la superficie e a scoprire dettagli che potrebbero sfuggire a uno sguardo distratto.

Eppure, mai come oggi, questi toponimi richiedono attenzione e protezione. Con l’aumento del turismo e la creazione di nomi artificiali, spesso pensati per attirare i visitatori, il rischio è che si perda il legame autentico tra i nomi e i luoghi che rappresentano. Preservare questi toponimi significa custodire una parte essenziale dell’identità islandese, una mappa vivente che racconta il passato, la storia e le storie di quest’isola. Interpretarli e comprenderli allora diventa quindi non solo un esercizio di curiosità, ma anche un atto di rispetto verso una cultura che merita di essere valorizzata e tutelata.

Jökulsárlón: “Laguna del fiume del ghiacciaio”

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