La mia storia d’amore con l’Islanda, Paese in cui vivo già da un anno, inizia nel “lontano” 2018, con un breve soggiorno della durata di una settimana. Allora, ad ogni modo, ero già quello che si potrebbe definire un “viaggiatore esperto” e come tale avevo già vissuto le prime delusioni di viaggio: nel corso delle precedenti avventure in Norvegia, ad esempio, avevo avuto modo di constare come l’immagine mentale che mi ero costruito, della Norvegia fosse in realtà piuttosto distante dalla realtà dei fatti. Non mi innamorai, quindi, dei fiordi norvegesi allo stesso modo in cui, l’anno prima ero riuscito ad innamorarmi (perdutamente, di un amore che dura ancora oggi) delle Isole Faroe e di come, in seguito, mi sarei innamorato dell’Islanda.

Dopo quella prima breve avventura mi si ripresentò l’occasione di tornare in Islanda, per qualche mese, l’anno successivo: in quel momento mi trovavo alle Svalbard, altro posto del cuore, e ricevetti un messaggio da un vecchio amico che non sentivo ormai da mesi e che, vista la sua passione per viaggi ben più avventurosi dei miei, avevo dato per disperso. Mi disse che conosceva una persona, la quale conosceva altre persone […] e che c’era una fattoria, da qualche parte in Islanda, che aveva bisogno di un fotografo / tuttofare che si occupasse di fotografare e di prendersi cura dei loro cavalli. In cambio, disse, avrebbero fornito vitto, alloggio e la possibilità di imparare un po’ di islandese. Fatto curioso, non avevo mai preso in considerazione l’idea di imparare l’islandese: l’incontro col feroese era stato traumatico e avevo già da tempo ripiegato sul norvegese. Ad ogni modo, mi ripromisi che, qualora io fossi stato scelto per quell’avventura, avrei perlomeno provato ad imparare qualche parola.

Contattai la famiglia pochi giorni dopo essere tornato in Italia, mancavo da casa da quattro mesi e volevo, almeno, concedermi qualche giorno di riposo. Tre giorni dopo ero su un aereo diretto in Islanda. Il resto è, come si suol dire, storia: nei tre mesi passati a fotografare cavalli e distese di neve e ghiaccio ( il periodo in questione infatti era quello compreso tra dicembre e marzo ) presi a considerare l’idea di trasferirmi in Islanda, iniziai a studiare la lingua e la cultura del posto per poi, l’anno successivo, iscrivermi all’università d’Islanda e, ora che ci penso, “hest/ur”, cavallo, è anche la prima parola in Islandese che io abbia imparato.

Su quello che ho appreso, nel corso dell’anno e mezzo passato a documentare la vita dei cavalli islandesi, potrei scrivere un libro, ma per ora vi lascio solo qualche fotografia per ingannare l’attesa.

G.E

Un sentito ringraziamento va a Stablestop.is per avermi permesso di importunare e fotografare i loro splendidi cavalli.

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